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La favola dell'Orzo Bimbo


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bimbo, dellorzo, favola

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Vecchio 30-10-2015, 22:19   #1
Norman
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La favola dell'Orzo Bimbo

Se non l'avete ancora letta dateci un occhiata! E' un racconto che scrissi diversi anni orsono.

https://www.facebook.com/notes/glauco-z ... 0415186236

La favola dell'Orzo Bimbo



(Scritta circa 6 anni fa)
(Ricordo solo che ho scritto questa favola, non l'ho letta - al tempo)
(Revisione - 3 dic 2010: corretti errori ortografici, lasciati errori voluti al tempo)


| La storia è ispirata dall'album Hail to the Thief, dei Radiohead |

----------------Inizio---------------

Scorrevano le ore 23:04, una canzone melodica stava girando nell'aria e la sigaretta era ancora alla fine del suo inizio, quando il ragazzo stolto iniziò a scrivere. Decise di scrivere della storia dell'Orzo Bimbo, quella storia era infatuata di follia e di immaginazione trapassata di generazione in generazione.. la sigaretta finì e il ragazzo si decise a dare una forma ad essa.

Ah, vi preannuncio che il sesso è parte di questo testo. La favola a tratti parla di sesso e della magnifica dolorosa sfera che lo avvolge. Skop's!

Un giorno nella favola del bosco sessuale, un ragazzo si aggirava nel sentiero spensierato. Vedeva le foglie cadere e le piante piangere. Continuava a camminare senza meta. La sua mente non era così chiamabile. Non era confuso, non era sperso, non era sicuro, non sapeva, non-non sapeva, era solamente. Come l'essere E'. Si trovò davanti ad un bivio. Le strade davanti a lui, stranamente, si dividevano in tre direzioni. Un cartello indicava che quello era il loco del triplo-bivio. Un posto misterioso che pochi avevano esplorato. Si narravano leggende su questo posto; era infestato dal male e dal bene. Era paragonabile ad un Bordello. Sì, sto parlando del Bordello dove le donne di buon costumi danno via la loro anima al proprio spirito santo; detto Diavolus.

Il ragazzo, in tasca, teneva una moneta che portava sempre a presso. L'aveva ereditata dal nonno che durante la guerra, caturato, l'aveva nascosta nel retto. In seguito il nonno, la consegnò a il padre, che a sua volta, la consegnò al figlio. Decise di usare questa moneta a cui tanto teneva per fare tre volte il *gioco* chiamato "Testa o Xroce". Non aveva la pallida idea di come avrebbe fatto a far sì che la fortuna gli desse mano. Tirò in alto per tre volte la moneta e, al volo, la riprese tutte e tre le volte. La combinazione uscita da questa mano di fortuna era: testa-croce-croce. Decise dunque di prendere la strada della testa; quella più a destra. Era un ragazzo orgoglioso.

Il vialetto era strano, sembrava vuoto ma allo stesso tempo pieno. Qualcosa di indescrivibile. Lo percorse senza dare importanza a questo macabro aspetto. Giunse, dopo qualche ora, ad una salita che portava ad un monte. Si tastò le tasche e ripartì nel suo viaggio.

Il ragazzo, presto iniziò scorgere con l'udito dei sorrisi che sembravano provenir dal testa monte. Erano sorrisi di ragazze. Aumentò il passo curioso di giungere là dove il riso sembrava dote divina. A metà strada, sempre nel "vialetto" vide un uomo. Gli rivolse la parola dicendo una frase presso a poco simile a questa: "Uomo d'alto monte, mi può lei indicar la miglior strada per raggiungere quei tanto graziosi risi di fanciulla?" L'uomo, senza rivolgergli lo sguardo, gli disse: "Tu, impavido giovane, sai chi sono io? No? Bene, te lo dirò; ma solo ad un patto."

Il patto vedeva presente la tanto amata ereditata moneta del ragazzo. L'uomo gli propose una scommessa: "Se mi batti a caccia di farfalle rosse, ti indicherò la miglior via e dopo ciò, ti rivelerò anche chi son io. Se però perdi e deludi quindi te stesso, sei costretto a lanciare in alto la moneta e dopo, solo dopo, ti dirò, in base al risultato di mano fortuna, qual'è la tua penitenza." Il ragazzo, un pò impaurito (e ricordate che il ragazzo non tratta temi d'emozione), disse all'uomo: "Signore..io accetterò. Prima però mi deve dare uno schiaffo." Il signore, senza esitare, si alzò e gli diede uno schiaffo; i risi temettero il frastuono da così lontano.

Continua...

Il ragazzo, dopo quel contatto così fisico, gli rivolse lo sguardo con un sorrisino stampato in faccia e gli disse: "Ecco, adesso che hai usato una parte di rabbia accumulata nel tempo, avrò più possibilità di vittoria nella scommessa." E l'uomo, un pò insospettito, gli chiese: "Cosa c'entra la rabbia?" Il ragazzo, molto sicuro e con un grugno sapiente: "La rabbia nel caso 1, ti porta a fare male cose, nel caso 2, ti porta a fare cose vere."

Iniziò la caccia alle farfalle rosse che consisteva nel prendere tutte le farfalle rosse senza mai toccare quelle blu, che inevitabilmente lo avrebbero portato a battaglia contro un essere del bosco sessuale. L'uomo già esperto sembrava non aver mai iniziato, il ragazzo invece, si mise con forgiato impegno nella caccia. Dopo qualche minuto, si sentì un urlo; era l'uomo che aveva beccato una fottuta farfalla blu. Il ragazzo deridendolo fece un balzo su quella piccola ed innocua farfalla rossa che sostava su un fragile ramo davanti a lui. La prese e sullo schermo apparve una scritta: "Red +1". L'uomo era combattente nella sua meritata battaglia, il ragazzo continuava invece con successo, fino a quando non fu distratto da un'altro riso proveniente dal testa monte. Poco tempo gli rimase per rendersi conto che anche lui era ormai nelle grinfie di una farfalla blu. Iniziò lo scontro. Il ragazzo si vedeva ad affrontare una creatura invisibile con degli attacchi però poco efficienti. Il primo attacco del ragazzo contro la creatura andò, forse inevitabilmente, a vuoto. Fu così anche per la creatura che lo mancò per un cenno di sole. Uno sparo. L'uomo nel mentre, a battaglia precedente conclusa, aveva estratto una pistola e stava sparando a distanza a tutte le farfalle blu che vedeva nel suo cammino. Il ragazzo distratto da questo fatto, fu immediatamente colpito dalla creatura, che altro non aspettava. Il soggetto di nostra favola si rialzò, e subito, prontamente, si tastò in tasca in cerca di qualcosa. Estrasse una spilla. La lanciò in terra con disprezzo. La creatura insospettita si ritirò. Una luce bianca inondò lo schermo. La spilla.. l'aveva emessa, uccidendo misteriosamente il mostro/creatura.

Il risultato finale fu: Uomo = 6 farfalle rosse e 2 blu - Ragazzo = 7 farfalle rosse e 4 blu.

Aveva vinto l'uomo. Il ragazzo però non era fiero del suo temporaneo compagno d'avventura, il perché? Aveva usato la tecnica del baron baro.

L'uomo fiero di sè disse al ragazzo: "Hai visto?" Il ragazzo: "No" L'uomo: "Come no!? Ho vinto pivello!" Un fulmine di tempo dopo, l'uomo giaceva a terra. Il ragazzo cercò nei suoi sporchi vestiti al fine di trovare qualcosa di utile. Trovò solo un biglietto con su scritto un nome "Il guardiano della prova sarà la tua prova. Devi tu, però, essere la sua prova. Stai attento che l'uomo nasce ladro e cattivo."

Il ragazzo si intascò il biglietto e, dopo aver ricontrollato per tre volte la sua bella moneta continuò il suo cammino.

Continua..

Dopo aver camminato per qualche altra ora tra le viuzze del monte, giunse ad una casetta. Sì, sembrava la casetta della fata di cioccolato. Era una casetta tutta ricoperta da fiori e da un magico strato di riflesso sole. Sembrava un vero e proprio sogno. Il nostro eroe decise, dunque, di entrarci per vedere se qualche incontro lo avesse aiutato nel suo cammino. Ovviamente, prima di entrare, si prestò a bussare. Bussò bussò bussò ripetutamente. Sembrava... nessuno aver vita in casa. Il ragazzo allora si decise ad entrare. Una volta all'interno, andò diretto nella cucina per soddisfare il desiderio di sazio. Prese una scodella di latte e qualche biscotto che stava sulla mensola, lì sopra la sua testa. Saziatosi, si alzò dal piccolo tavolo che l'aveva ospitato e si prestò ad esplorare un pò più quella bella e fantasiosa casina. Trovò strano che tutte le porte delle stanza fossero aperte. Le stanze erano tutte in perfetto ordine. Divino. Giunse però ad un punto fermo. Causa di questo, una porta chiusa. La finestra lì nel corridoio faceva trapassare dai suoi vetri la luce del sole che illuminava la porticina. Il ragazzo, molto delicatamente, aprì l'illuminata porta... Dentro c'era una ragazza su di un letto.....sembrava aver perso conoscenza; stava invece solamente dormendo. Il ragazzo fu distratto da quella tale bellezza raccolta nei suoi sogni più che dagli stupendi e infiniti ornamenti della stanza. Le altre stanze, bensì fossero molto curate, non erano minimamente al pari di quella. Una visione estetica bellissima. La ragazza, sembrava integrarsi perfettamente al posto. Era la ciliegia sulla torta, era il dolore nel bene, era il male nel bene. E senza il male, il bene non può esistere. L'una necessita dell'altra. Così era la ragazza.

Il ragazzo non sapeva cosa fare. Svegliarla? O lasciarla dormire sognando i suoi sogni? Monetina? No! disse in sè, sarebbe troppo banale, e io non voglio essere banale. Decise un'altra via più ingegnosa, ma che comportava una piccola perdita di tempo. Decise di impostare quella graziosa sveglia che poggiava sul comodino accanto al letto contenente quella creatura divina. La impostò in modo che suonasse dopo qualche ora. Il ragazzo, nel mentre, si diede riposo sul divano ch'era, e che ornava, posto ormai in disusanza.

Il tempo passò, le ore anche. La sveglia iniziò a tremare e a brillare. Suonò..

Continua..

Il nostro amato si svegliò al suono della sveglia. La ragazza era lì davanti a lui, lo stava guardando. Il ragazzo, appena svegliato, perplesso e un pò imbarazzato le disse: "Ciao...., sono Win, sono venuto qui..." La ragazza lo interruppe: "Aspetta, tu mi ricordi....tu mi ricordi...". Pochi passi, pochi sguardi. Sesso. La ragazza lo aveva portato nella sua camerina fantasticamente decorata con colori fantastici, e lo aveva cosparso di amore. Il ragazzo non rifiutò ma era perplesso da questa mentalità così aperta e disposta al divertimento più che al conoscere e al sapere. Fu una nottata di sesso. Sesso, amore e accidia. La ragazza era immersa in un altra dimensione paradisiaca. Questo, portava Win ad essere più tranquillo, dando spago da torcere al suo nemico imbarazzo. Era in una favola, con una ragazza favolosa, con una mentalità altrettanto da favola. Una vera e propria favola! Il ragazzo dal voler chiedere solo informazione si decise quindi a restare anche la notte. Quella, si scoprirà che fu poi una notte indimenticabile per Win, il nostro amato. Il mattino seguente su presta ora, Win, svegliatosi si accorse che la ragazza non era lì dove notte l'aveva lasciata. Era come scomparsa, in casa non c'era più. Win decise di farsi un abbondante colazione a base di zucchero fiammato, biscotti e lavana.

Win decise di riprendere il cammino in quel tanto macabro bosco che però, dopo quella notte, e quel contatto con quella favolosa creatura, sembrava non più esserlo come prima.

L'eroe giunse ad una mura che confinava con gli alberi. Per superarla doveva dunque passare per i rami dell'albero di confine. Sì arrampicò con agilità, cosa che fin da giovine lo aveva contraddistinto, ed aiutato. Stava sui rami a metà altezza dell'albero (Per chi non lo sapesse; gli alberi nel bosco sessuale erano a dir poco enormi, veramente immensi) quando sentì delle vocine che lo chiamavano come se già sapessero il suo nome. "Win.., Win...., dacci un aiuto, Win..." Win si girò dietro, davanti, di lato, ma niente. Non vide nessuno. Stava riprenden passo quando fu sfiorato ripetutamente da un ramo con in picco una foglia. Sì girò e li vide. Erano piccoli folletti. Piccoli folletti che lo imploravano aiuto. Win con tono chiaramente superiore, disse: "Cosa volete da me viandante senza meta?" I folletti come se coro divino li avesse guidati, tutti insieme: "Win, abbiamo bisogno del tuo aiuto! Noi sappiamo chi sei!" E Win: "E chi sono?" I flottoletti: "Non lo sappiamo perché ci hanno detto di non saperlo. Ma noi lo sappiamo lo stesso, infondo." "E' questione di sapere o non sapere? No Win, noi abbiamo bisogno di aiuto, non di sapere." Win, un pò confuso da quel rigirio di parole che solo i foletti sapevan trattare com'inganno a noi, disse: "Va bene...in cosa vi devo aiutare..?" I folletti saltaron di gioia a quel suon di parole.

Continua..

I piccoli folletti spiegarono la situazione di pericolo nella quale stavano dolcemente, come un fiore bagnato di rugiada d'estate, navigando. Il bruto del loro villaggio li aveva minacciati di distruzione se non gli avessero portato sacchi e sacchi di birra, molti sacchi di birra (il sacco di birra, tra i follettosi, era bevanda assai rara e amata). Il bruto era una specie di uomo-orco; era peloso, era grande, ed era tradizionalista. Seguiva, dunque, la tradizione degli orchi: era tonto. Passava maggior parte del suo tempo nella sua grotta ch'aveva accudito lui fin da piccolo; usciva solamente quando: aveva fame, aveva voglia di trovar dolce compagnia, quando aveva voglia di divertirsi. E cosa date per far divertire un orco? Tanti minuscoli folletti che, per paura, sono disposti a far qualunque cosa? Sì, quello era il suo principale divertimento, nonchè risorsa di sacchi di birra.

Win, a sentir questa storia, si arrabbiò e iniziò a nutrir rabbia per quest'orco tanto cattivo. L'orco era presso a poco doppiamente grande di statura rispetto a Win. Il nostro eroe chiese dunque come poteva fare a batterlo, o in qualche modo impedirgli il suo, preannunciato vincitore, ricatto.

I folletti gli suggerirono che l'orco era tonto. Non era astuto, era solo grande e grosso. Era dunque facile trarlo in inganno. A cìò punto Win e i Folletti decisero di preparare un accurato (forse) piano. L'orco era suo solito passare di lì il pomeriggio. Quando il sole ormai era in calo.

Le farfalle si alzarono in cielo, gli animali si rifugiarono e le foglie si ritirarono. L'ora, dunque.. del sole in calo, era. Con passo lento, lesto e birbante si avvicinava lì l'orco, lì dove i passi già giungevano. Molti tra i piccoli folletti si tremavan l'arti ma dovevano star a piani stabiliti poch'anzi. L'orco era lì, davanti a loro tutti. Con l'immensa testa ostacolava il cammino del sole ormai svanente e pallido. Con la sua maestosa voce disse, come sempre era solito dire in suo arrivo: "Eccomi, sono l'orco, sono il più forte! Voi tutti mi doveste dare il mangiare. Se non acconsentite vi distrugo, pulci!" Tutti ai suoi piedi loro, a tal voce, sempre rabbrividivano. I Folletti erano maestri d'intellettualità e d'arguzia, ma l'intellettualità e l'arguzia contro la forza han vita breve, è certo. Sì sa anche che Socrate c'è morto. Continuò l'orco: "Avete pronti i sacchi!?" I folletti timorosamente: "Emh..sì Signor Orco.." "Bene portatemeli!" mentre s'appostava sul ramo dun'albero. I folletti, dando sfogo alla loro dote, che nel momento era in tumulto con la loro paura: "Signor Orco, i sacchi son tanti e son pesanti. Lei sa che l'abbiamo sempre servito a dovere senza mai dar cenno a parola. La preghiamo, almeno stavolta, ci venga con noi, ci venga a prender sacchi che tanto pesano. Noi Signor Orco non ce la facciamo, noi siam fiacchi. Gli uomini forti ch'avevamo oramai son vecchi. Faccia crescere i nostri figli, e che il dono divino ci spinga sempre a portar servizio a lei Signore, e che i nostri figli faccian lo stesso.."

L'orco, che aveva seguito sì e no le prime tre parole del discorso, si grattò la testa, si alzò e disse: "Pulci, stavolta son buono ma che non si ripeta, ch'ant'è vero che spaco tutto." Si inviarono vero il fiumiciattolo lì sotto alla città dei folletti. Era, dunque, il fiume ch'era situato ai piedi dell'albero.

Continua..

Arrivarono sulla riva del fiume dov'era appostato Win. Aveva un cappello a cilindro come una specie di pagliaccio senza meta, ne luce negli occhi. Lì, che lo circondavano c'erano i sacchi di birra.

L'orco perplesso è un pò alterato (non si sa tutt'oggi il perché): "Chi è questo?" chiese ai folletti. Loro, prontamente: "Non lo sappiamo nostro Signore" Win prese la parola: "Sono io ormai il proprietario di questi sacchi, sono ormai miei" L'orco allor sì più alterato a tali parole: "No! I sachi sono miei! Spostati da costì o ti distruggo!" Il ragazzo, con sguardo arguto in viso: "Aspetti Signor Orco. Vuol usare la forza quando ha più cervello di quest'ultima? Si renda degno di nota e mi ascolti come un forte e vero uomo sa fare." L'orco ancora più perplesso non aprì bocca. Continuò Win: "Siamo in tanti qui in questo bosco ch'amiamo i sacchi di birra, no? E' una percezione sessuale stessa del bosco. Il sacco, la birra, sì sì, lei mi capisce. Lei sì che sa come abbassare le teste dinnanzi. Lei si fa valere! E fa giustamente bene. Io, invece, caro il mio orco? Io invece sono un piccolo ed innocuo giovine in cerca di qualcosa che mi salvi dalle grinfie della morte data da fame. La fame, cosa che lei non patisce per più punti. Primo; sei forte! Secondo; sei intelligente Terzo; sei un orco stimato e ammirato da tutti. Facciamo dunque che lei si metta nei miei panni. Cosa farebbe al mio posto? Morirebbe di fame, o farebbe qualsiasi cosa pur di non? Orco, mi capisca. Io le voglio bene, tutti le vogliono bene. Lei è un icona di noi giovani, lei è un mito, lei è tutto quello che noi non siamo. Però mi deve dare prima una soddisfazione. Io fin da piccolo ho saputo che lei era anche più forte della natura. Era anche più forte di tutto quello che non è umano, insomma il migliore dei forti." L'orco, prontamente: "Io sono il più forte, e a me non mi batte nessuno! Lo si sa! Tutti lo devono sapere!" Il ragazzo, continuando: "Ho però bisogno, dunque, di una prova concreta di questo. Hmm, mi faccia pensare... cosa c'è qui di naturale che lei possa dar prova di battere?" Win, girandosi verso il fiume, e con un sorriso compiaciuto in faccia: "Ecco! Il fiume!" "Lei dovrà battere il fiume!"

Continua..

Win, sempre continuando ad indicare il fiume: "Sìssignore, lei se si vuol far avvalere davanti ai miei occhi deve battere il fiume, il Fiume Natura!" Una pietra era (sembrava, appariva, non lo era, si o no?) stante nel mezzo del cammin (di nostra vita?) del fiume. Era lì, immobile, e a vista, pesante come non mai pietra lo era stata. I folletti: "Signor Orco, potrebbe alzare quella pietra laggiù nel mezzo al fiume e riportarla a riva, combattendo (e vincendo) dunque le correnti. L'orco accettò! Pieno di se si avvicinò all'acqua, che sembrava già lei deriderlo. Mise il primo zampone. Mise il secondo zampone. Si avvicinò alla pietra. (No, mi dispiace per voi lettrici piene di libido, ma il povero orco non aveva un terzo zampone.) La pietra era lì ancor sembrasse irremovibile da una vita ormai. Si avvicinò ancor un pò l'orco, non fece però a tempo ad arrivare a posare le sue grosse e forti e pelose e puzzolenti mani sulla pietra che fu richiamato dai folletti: "Signore, signore, stia attento!" Li guardò male. Si rigirò, e cosa vide? Solo dolce e fredda acqua. La pietra era scomparsa. Quella pietra non era degna di questo nome, quella pietra assomigliava ad una pietra ma non lo era; era infatti la tartaruga del fiume, la Tartaruga Mania. Era lì per aiutare i folletti, che sempre le avevan dato compagnia quando andavano al fiume a raccoglier talismani per dare vita, infine, ai sacchi di birra tanto preziosi. Mania diede un morso con tutta forza ch'aveva, al polpaccio russo dell'orco. L'orco cadde, fu trascinato dalla corrente, si aggrappò ad una vera pietra e iniziò ad implorare: "Aiuto, aiuto, aiuto! Vi prego, savatemi, vi prego vi prego, sarò buono con voi se mi salvate! Vi prego! Vi vi...".. Fu trascinato via fino alla fine: alla cascata. Si sentirono le urla, che tutto il bosco ricorda ancora oggi per la loro disumana intensità e sminuita ferocia. L'orco, da quel *bel* giorno, non si fece più vedere. O morto o taciturno. Non ha infondo importanza, l'importante è che i folletti da quel dì in poi, vissero felici e contenti, facendo sesso e ubriacandosi con la bevanda che tanto avevan speso d'energie.

( *Il pezzo qui raccontato, purtroppo, non è stato sostenuto dalla musica dell'album Heil to the Thief* )

Continua..

E lì, continuando a camminare, Win era quasi giunto in cima al monte; in cima al quel monte magico, falso, burlone e scettico. Aveva da fare l'ultima salitetta-totta ed era in cima. Perché si era avventurato in quella scalata (per così chiamarla)? Bhè, io lo so ma non ve lo dico. Perché? Perché sì. Ma perché? Ma perché no. E' natura.

Ecco, bammMmMmmMmmmMMMMmmM, colpo di fulmine, Win svenne. Si accasciò a terra di colpo. E dunque non era un accasciarsi ma un morire, un morire lento e fastidioso (da quando la morte è fastidiosa?). Il tempo passò e le stagioni fiorirono. Win continuava a dormire, quasi come fosse in un lontano grazioso profumato coma.

Sì risvegliò [adesso qualche testa fresca si chiederà perché ho sottolineato questa ***** di parte; svegliatevi dal sogno e entrate in quel sogno che è la vita.] si alzò, si tastò le tasche, sempre in cerca del suo medaglione e si riprese. Alzò lo sguardo e cosa vide? Era di nuovo all'inizio del monte, all'inizio di quella ascesa. In terra splendeva una pistola, una pistola sanguinante olio. La prese, se la puntò alla testa e? Bum. Era scarica. Bestemmiò e pregò. Urlò fino allo sfinire. Passò l'orco ch'aveva incontrato dai folletti, lo salutò, lo insultò, lo schernì; lui/lei se ne andò. Era un fumo, era un sogno; tutto andava in una direzione a specchio, tutto sembrava esser mai finito nè iniziato, flash di orzi, flash di paperini, flash di uomini perplessi. Sì, strani lettori; era quello proprio un fottuto sogno. Un grande libidinoso fottuto sogno. Fu talmente libidinoso che Win nel sogno così, dal nulla, si ritrovò davanti ad una splendida fanciulla; ella aveva occhi verdi, capelli gialli, un corpo perfettamente color latte e una mente parallela a quella del periodo Winniano. Era cosa? Un sogno, lettori. Iniziò a parlarci, a comunicare con gli angeli. Però non poteva far altro che pensare al sesso; mentre parlava con lei Win aveva delle visioni di sesso. Era imbarazzato di questa cosa. Lei gli disse in tutta calma: "Win, vuoi fare sesso con me, lo so, so quel che pensi, io sono una fottuta ******* ma..ma.. Ok, basta ciance, facciamo sesso." E così fu. Fecero sesso fantastico, c'era forse anche un pò di amore, uhhhh mistero del desio

Sembrava non finir mai quel sesso, quel piacere, quel desio di volere sempre una mela in più, iul tempo scompariva col tempo, il tutto era un controsenso; il sogno continuava.

Continua..

Sembrava mai aver una fine quel sogno, per così chiamarlo. Era o no un sogno? Era o no la realtà? Cosa stava succedendo? Perché? Quando? Dove? Tutte domande che passavano a ruota nella testa di Win nel mentre era sottoposto a quei "sogni". Era una tortura o una goduria? Stava trovando il suo vero io o lo stava perdendo? Erano queste le vere domande o no? Erano questi i veri quesiti? Chi poteva sapere questo? Chi poteva dare risposta a queste mille domande? Win lo sapeva, lo aveva sempre saputo e per sempre lo aveva negato. Ebbene sì, era l'Orzo Bimbo. Nella sua mente Win sapeva, intuiva, pensava ma non sperava. Lui, l'Orzo Bimbo era un cimelio, era un pezzo da dieci. Un dio.

E fu proprio in sogno che Win lo incontrò. Stava continuando a sognare quel che pensava, un caos totale, quando lo vide. Era un Orzo soffice e profumato che si avvicinava con passo dolce e sapiente. La prima frase che gli disse fu: "Non è un sogno Win".

Continua..

Parte -10- Finale

Poi, inaspettatamente da parte di Win, L'Orzo Bimbo si mise a ballare, a scuotere le sue braccia al cielo, come se stesse invocando qualcosa. E ballava e ballava.. Iniziò a piovere. Un sogno con la pioggia; una visione fantastica, che per Win si era trasformata in realtà. L'Orzo Bimbo aveva fatto una specie di rituale della pioggia, e a quanto pare, era magicamente funzionato. (Ma pensando bene.. se si sogna non si è nella realtà, perché la propria mente non è realtà, è immaginazione, e da che tempo è tempo l'immaginazione si distingue per poter fare cose che nella fantomatica realtà non si possono fare..) Win era entusiasta, e nel mentre l'Orzo Bimbo aveva smesso di ballare.. Lo guardò, era lì, si stavano fissando, quando.... ancora una volta inaspettatamente, l'Orzo si mise a terra, volto al cielo.. e iniziò a piangere silenziosamente. Non emetteva nessun suono ma le sue lacrime, che stavano lievemente scendendo dal suo viso, emettevano un malumore e un senso di non io immenso. Win iniziò a ridere istericamente e a muoversi in modo ancor più idiota...(sembrava Benny Hill) dopo un pò però, si accasciò lì vicino a quell'entità, lo guardò, rivolse anche lui gli occhi al cielo, e tutti e tre iniziarono a piangere; l'Orzo piangeva... e il cielo piangeva.. l'Orzo piangeva... e Win piangeva. Erano lacrime d'oro. Erano lacrime di desolazione e di liberazione. Come era finito lì Win? E invece l'Orzo Bimbo, anche lui, lì, come ci era finito? Era un universo parallelo, forse? No, non era... E la frase non finiva. E la mente non continuava il suo normale ciclo. Erano i pazzi, erano i dementi, erano i soli.

E come magia... cos'è che successe? Boom... Svanì. Svanirono. Il sogno finì... forse. La pioggia continuò però.

E una foglia cadendo dolcemente dal cielo, come se stesse formando una poesia di note, sotto quelle lacrime d'acqua, arrivò in basso, si posò su di un prato, su di un prato vicino ad un bambino. Il bambino raccolse la foglia, la guardò, e alzo gli occhi al cielo ridendo.


The End.
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